BMW: un mito che parla anche italiano

La storia della casa automobilistica tedesca raccontata attraverso alcuni dei suoi modelli più iconici

Prestigioso brand automotive e motociclistico la BMW (Bayerische MotorenWerke, ovvero Fabbrica di Motori Bavarese) si è sempre contraddistinta per una serie di scelte tecniche e componentistiche molto interessanti che hanno conquistato schiere di fedeli seguaci. Catturati anche dalle scelte estetiche molto particolari che spaziano dallo stile più classico e sobrio a quello più innovativo. E ha uno staff tecnico i prim’ordine. Una storia ricca e interessante, in cui è presente anche una forte componente italiana. Dagli inizi. Infatti, Camillo Castiglioni, imprenditore, raider, affarista, mecenate e tanto altro ancora, il 13 agosto 1918 entra, con un capitale di 4 milioni di marchi di allora, un terzo del totale, nella BMW, trasformata in società per azioni – dopo aver cambiato nome e management dall’iniziale Rapp MotorenWerke GmbH – diventandone il proprietario, dato che possedeva importanti quote azionari anche della Rap sin dal 1917. Nella nuova BMW Castiglioni investe risorse per tutti gli anni Venti, salvandola dal fallimento – grazie anche alla sua capacità e a quella di progettisti come Franz Josep Popp, direttori tecnici del calibro di Ferdinand Porsche e ingegneri meccanici come Max Fritz – passando da una tipologia di motori ad un’altra senza perdere in qualità. E così oltre ai motori d’aereo e per dirigibili ci furono quelli per auto, camion, barche e per moto. In un continuo riversarsi di soluzioni adottate per un tipo e poi trasferite agli altri. Durante la Seconda guerra Mondiale, limitata la produzione civile per riconversione fabbriche ad uso bellico e la crisi industriale dei primi anni successivi al conflitto la BMW nonostante le difficoltà finanziarie e i problemi di ricostruzione societaria, anche a causa della divisione del suolo tedesco dovuta alla Guerra Fredda, riesce a ritagliarsi spazi sempre maggiori .grazie a uno uno stile, una qualità e un’affidabilità riconosciuti e apprezzati dagli innumerevoli affezionati clienti e anche dai concorrenti.

Oltre alle due ruote la Bmw, con modelli come la R32 del 1923, progetto di Max Fritz e la incredibile RS255 Kompress, potente e veloce, uno dei primi modelli fu la 3/15, all’inizio pubblicizzata come detta Dixi, piccola vettura che piaceva per la sua linea simpatica, il prezzo concorrenziale ed i bassi costi di esercizio, uniti a prestazioni soddisfacenti. Dotata di motore a 4 cilindri e 748cc aveva una potenza di 15cv. Un successo a cui seguì nel 1930, la D3, versione sportiva in stile roadster.

La 328 è considerato il primo grande successo della Casa Bavarese. La roadster, progetto di Fritz Fiedler, divenne il più interessante esempio dello stile BMW sportiva e quello che dimostrava a meglio la vocazione sportiva e su cui vennero affrontati importanti studi aerodinamici. Motore 6 cilindri di 1971cc e 80cv.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale con la ripresa industriale e la nuova voglia di mobilità la BMW iniziò a produrre essenzialmente motociclette e iniziò a pensare alle auto solo in secondo tempo. Il primo modello fu la 501 a cui segui nel 1952 la “gemella” 502 con motore V8. Purtroppo le vendite non raggiunsero un’entità tale da far navigare la Casa dell’Elica in acque tranquille, anzi: la necessità di proporre nuovi modelli si scontrò con le ristrettezze finanziarie per il progetto e lo sviluppo.

La nonna delle smart car da città. E l’auto che segna la rinascita del marchio con bavarese. Una micro vettura, monovolume, trasformabile, a due posti fabbricata in Italia dalla Iso, su licenza BMW dal 1955 al 1962: è l’Isetta. Mono cilindrica come molte auto del periodo destinate a un pubblico molto vasto, era compatta e con linee, per il tempo futuristiche e a basso consumo di carburante (3l/100km). Un due posti secchi e apertura porta frontale e ribaltamento sterzo per accedere all’interno. Un porta bagagli esterno a ribaltina assicurava anche la possibilità di un uso extra cittadino.

Lusso sportivo. Erano queste le linee guide pensate nella realizzazione della BMW 503 coupè, dotata di un V8 di 3168cc con 140cv e velocità massima di 190km/h. Destinata a una ristretta cerchia di automobilisti di fascia alta fu la macchina giusta nel momento sbagliato, cioè destinata a un settore di mercato troppo ristretto in un momento in cui l’economia europea non era ancora in pieno boom europeo, oltre a dover combattere contro una concorrente eccezionale, la mitica Mercedes 300SL ad ali di gabbiano che aveva spaccato il mercato.

Con le sue linee piccole, squadrate e teutoniche, nonostante il designer fosse dell’italiano Giovanni Michelotti, la 700 si presentava in tre diverse versioni: berlina, coupè e cabrio, per ‘agganciare’ il massimo numero di clienti. Auto di fascia economia segna la rinascita non solo finanziaria del brand tedesco. Che porterà alla possibilità di dedicarsi a modelli più lussuosi. Corpo vettura in metallo leggero ma resistente, motore boxer da 697cc e 30cv di potenza di derivazione motociclistica e velocità massima di 120km/h

Gli inizi degli anni 80 sono quelli della rinascita. Uno dei migliori modelli del periodo è la 1500 che inaugura le Neue Klasse. Destinata a una fascia medio- alta di pubblico, corpo vetture design di Giovanni Michelotti e Wilhelm Hofmeister ma con il caratteristico gusto sobrio e serioso con soli 80cv ma che la spingevano fino a 148km/h.

Il lato sportivo è rappresentato negli anni 70 da tantissimi modelli tra cui il E12, progenitore della serie 5 e destinata a una fascia alta di pubblico. Al momento del lancio erano disponibili il modello 520, 4 cilindri da 1990cc a carburatore e 115 cv e uno più grintoso, il 502i a iniezione meccanica Kugelfisher da 130 Cv.

Il passo successivo tra il la fine del 1970 e gli inizi del 1980 fu quello di occuparsi di supercar. La prima vettura fu la brillante M1, carrozzeria in fibra di vetro disegnata da Giorgetto Giugiaro che staccava completamente con la filosofia estetica fino ad allora seguita. Dotata di un 6 cilindri di 3.453cc che erogava 277cv per una velocità max di 262km/h passava da 0 a 100km/h in soli 5,6 secondi.

Considerata tra le migliori sportive stradale del tempo la E30- M3, uscita nel 1985, segnava un ulteriore cambio di stile nell’estetica Bmw. Squadrata con linee più decise, era brillante e prestante grazie a un motore da 2,302cc, 4 cilindri in linea da 16 valvole, 195cv in versione normale e 200cv in quella catalizzata. La velocità massima era di 235km/h, prestazione ancora oggi interessante a oltre trent’anni dal debutto.

La Z8, uscita nel 1999, era l’erede naturale di un lussuoso modello realizzato nel 1952. Roadster stiloso, dalle linee estremamente filanti e morbide, era molto aggressivo, nella motorizzazione grazie a un V8 da 4,9 litri con oltre 400cv e 235km/h di velocità massima, accelerazione da 0 a 100 Km/h in 5,3 secondi e 9,4 secondi per riprendere da 70 a 120 km/h in IVa.

Ecofriendly ma potente la BMWi8 è una delle ammiraglie della BMW. Uscita nel 2015 anche in versione roadstar – seguirà un modello con piccole modifiche nel 2018 – è un veicolo di alta gamma dal cuore sportivo. L’unità propulsiva è costituita da un motore elettrico sincrono dalla potenza di 131cv con 250Nm di coppia abbinato ad un propulsore tre cilindri da 1.500cm³ TwinPower Turbo a iniezione diretta dalla potenza di 231c e 320 Nm di coppia, per un totale di 362cv. L’uso di un alternatore da 15 kilowatt aiuta a cancellare la latenza che si ha quando si avvia il motore termico. Il gruppo elettrico spinge l’assale anteriore, la parte posteriore è un mix tra motore termico e elettrico. A bassi regimi il motore è assistito da un piccolo motore elettrico da 20cv. Insieme questa propulsione garantisce una velocità massima di 250km/h e un’accelerazione da 0 a 100km/h in 4,4 secondi.

Fabio Schiavo