CALCIO FEMMINILE, UN RECORD MONDIALE

Match seguitissimi e tifo incredibile. Record di ascolto e di introiti. Atlete con talento e grinta da vendere.

Il calcio femminile non è più considerato uno sport minore e i Mondiali di Francia 2019 stanno dimostrando come le nazioni dei rispettivi paesi non abbiano nulla da invidiare a quelle dei colleghi maschi. Il Mondiale di Calco Femminile – FIFA Women’s World Cup 2019 è stato un evento di grande interesse e non solo mediatico. Un record di ascolti, una grande festa dello sport e un modo per parlare di parità di diritti. E la perfetta dimostrazione del livello raggiunto dalle giocatrici, la loro bravura e le capacità tecniche che non hanno nulla da invidiare alla controparte maschile. Oltre a una grande occasione di business. Per dare una dimensione economica di quanto la Fifa abbia creduto nei mondiali di calcio femminile, il budget per i premi è stato di 50 milioni di dollari. Più del triplo rispetto all’edizione precedente in Canada, quando la cifra era di solo di 15 milioni. Per questa ragion la Fifa ha considerato l’edizione del 2019 una pietra miliare, una punto di svolta da cui andare oltre. Sotto il punto di vista dello share televisivo, poi, l’ottava edizione del Mondiale ha dimostrato quanto il calcio delle donne sia diventato un fenomeno globale ampliando il suo mercato di riferimento seguito anche dal mondo maschile.

Un trionfo in termini di copertura mediatica, di sponsor e di pubblico. Basta dare un’occhiata ai dati sia nel settore digital e social, sia in quello più tradizionale televisivo, numeri che hanno raggiunto livelli impensabili, di grande incoraggiamento per le atlete e per la crescita del calcio femminile. Per i primi match ci sono state 443 milioni di visualizzazioni sui canali ufficiali di FIFA Women’s World Cup, oltre 2 milioni di follower, il 20% di share su Twitter, 1.25 milioni di follower di account legati al calcio femminile, 25% in più di interazioni rispetto a Russia 2018 World Cup, 3000 ore viste per il WWC Daily Show e 6 milioni di Likes su Facebook. Impressionati anche quelli dei canali televisivi tradizionali. Solo per fare qualche esempio, nel girone A, composto da Francia, Sud Corea, Norvegia e Nigeria, la vittoria all’esordio della Nazionale di casa con la Corea è stata vista da 10.65 milioni di telespettatori, tra TF1 e Canal+ con un complessivo 48% di share. Oltre il doppio rispetto al precedente primato di 4,12 milioni di telespettatori per i quarti di finale delle Blues con la Germania ai mondiali canadesi nel 2015. Nel girone C, quello con Italia, Australia, Brasile e Giamaica, la prima gara della Nazionale contro le carioca ha fatto registrare 7 milioni e 322 mila telespettatori e uno share del 32.8% , mentre la sfida con l’Olanda, nonostante l’eliminazione delle nostre atlete, ha registrato un ulteriore record di share: 6 milioni 109 mila i telespettatori hanno seguito la sfida con uno share del 44.35%. Il miglior risultato di sempre nel nostro Paese in termini di ascolti per una match di calcio femminile. Non male visto che le Azzurre pagavano l’essere rimaste indietro rispetto ad altre nazioni europee, Spagna su tutte. Infatti, dopo un momento d’oro negli anni ’90 tra il ’99 e il 2014 è seguito un quindicennio di rallentamento.

Ora però il movimento è ripartito e i mondiali hanno dimostrato a che punto siano le nostre atlete. Una formazione compatta e molto tosta, a partire proprio dall’allenatrice. «Ora le ragazze hanno molta più consapevolezza delle loro qualità – ha detto il Ct Milena Bertolini – Questo Mondiale è stato un punto di partenza, una base per poter lavorare per il futuro. (…) E ringrazio la Federazione per averci messo a disposizione tutto quello che avevamo chiesto per far bene. Sono orgogliosa perché le ragazze hanno fatto conoscere il loro calcio a tutti gli italiani, facendoli appassionare: è questo il vero successo del Mondiale». Sicuramente il prossimo passo sarà riconoscere le nostre atlete come professioniste, categoria a cui appartengono tutte le altre calciatrici delle nazioni che hanno partecipato a questo torneo. E in perfetta sintonia con tale filosofia, sono le calciatrici. Risolute e decise. Combattive. Atlete con il giusto di mix di individualità e forza del collettivo. Come Barbara Bonansea; nella gara d’esordio dei Mondiali contro l’Australia ha realizzato una doppietta e ha vinto il premio di miglior giocatrice in campo. Trofeo che si aggiunge ai numerosi già vinti. Protagoniste, come la capitana di origini istriane e congolesi Sara Gama, volto dell’Italia globale, perfetto per rappresentare uno sport inclusivo, aperto e contemporaneo. Stessa volontà divisa con tante colleghe estere, come, ad esempio, Gaëlle Enganamouit, stella nascente del Camerun, paese dove la ragazza si batte per creare nuove possibilità per le bambine che voglio avvicinarsi ad una carriera sportiva.

O la sudafricana Ode Fulutudilu, la sua storia quasi un film: a tre anni è costretta con la famiglia a scappare dalla terra natale, la Repubblica Democratica del Congo, sconvolta della guerra inter etnica. Con lo status di rifugiati l’arrivo in Angola, lasciato quasi subito a sua volta a causa della guerra civile appena scoppiata. Punto di approdo il Sud Africa, Città del Capo, dove la piccola Ode inizia a giocare a calcio, diventando la prima calciatrice sudafricana a venir tesserata nella massima serie spagnola. E infine Megan Rapinoe, centrocampista e leader del team statunitense, attivista LGBT amatissima dentro e fuori dal campo che ha scelto una particolare protesta nei confronti del presidente statunitense Trump e del suo trattamento nei confronti delle minoranze e cioè non cantare l’inno nazionale. Una promessa annunciata. La calciatrice che ha fatto coming out nel 2012 aveva, infatti, raccontato le sue intenzioni prima del torneo a Yahoo Sports: «Non canterò più l’inno nazionale. È una specie di ‘vaffa’ positivo nei confronti dell’amministrazione Trump e di come si comporta con chi la pensa diversamente». Detto, fatto.