DAMIEN HIRST, AL DI LÀ DI TUTTI I TABÙ

A Deodato Arte uno degli artisti più controversi e quotati del mondo.

“Mi è stato insegnato ad affrontare ciò che non posso evitare. La morte è una di quelle cose. Vivere nella società tentando di non guardare la morte è stupido perché guardarla ci fa ritornare alla vita con maggior vigore ed energia. Il fatto che i fiori non durino per sempre è ciò che li rende belli”.
DAMIEN HIRST

Il rapporto tra vita, arte e morte è al centro del lavoro di Damien Hirst, l’artista che indaga i grandi temi della nostra epoca attraverso un’eclettica e quasi morbosa curiosità trasformandoli in installazioni, disegni, pitture e sculture. Nato nel 1965 a Bristol e cresciuto a Leeds, Hirst inizia a esplorare l’“idea inaccettabile” della morte fin da adolescente. A partire dall’età di sedici anni, si reca regolarmente al reparto di anatomia della Leeds Medical School per realizzare disegni dal vero, fra i quali lo scioccante With Dead Head (1991). Nel 1984 si trasferisce a Londra, dove studia Belle Arti al Goldsmiths College. Al Goldsmiths inizia a lavorare su alcune delle sue serie più importanti, i Medicine Cabinets, combinando l’estetica del minimalismo con l’assunto “la scienza è la nuova religione per molte persone”. Questo è uno dei suoi temi più ricorrenti, che manifesterà con forza nell’installazione Pharmacy (1992).

Oggi Hirst è uno dei maggiori esponenti degli Young British Artists (YBA), un gruppo di artisti che si sono affermati una ventina di anni fa per i contenuti coinvolgenti, ma spesso controversi, delle loro esibizioni. La morte è una delle tematiche più sviscerate cui Hirst vuole contribuire per romperne il tabù, e nonostante l’indignazione che provoca è fra i più famosi e quotati artisti del momento. La sua arte scandalizza, turba, disgusta, ma è anche un invito alla riflessione sul tempo che scorre e sulla fragilità della vita.
Fra le sue creazioni più note e discusse occupano un posto di rilievo i teschi umani rivestiti di diamanti, le installazioni realizzate con medicinali e gli animali imbalsamati. The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living è una delle opere più iconiche, uno squalo tigre di 4 metri e mezzo, imbalsamato nella formaldeide e racchiuso all’interno di una teca trasparente: commissionatogli nel 1991 da Charles Saatchi, è stato venduto per otto milioni di dollari nel 2004.
Deodato Arte, galleria all’avanguardia per l’arte moderna e contemporanea, accoglie numerose opere di Damien Hirst, fra le quali serigrafie e litografie in edizione limitata garantite da professionisti del settore. Il discusso Teschio di diamanti, il cui titolo originale è For the Love of God, è diventato un’icona dell’arte internazionale. L’opera si ispira all’antica arte azteca, quando i teschi erano utilizzati come omaggi funebri. Ricoperto di diamanti, è costato 14 milioni di sterline: si tratta infatti di un calco di teschio umano, fuso in platino e arricchito da 8.601 diamanti, fra cui un diamante rosa a forma di goccia, posto sulla fronte del teschio.
L’artista gioca spesso con i tabù della vita e della morte e con i limiti imposti dal mondo dell’arte, per sconfinare nel macabro e nell’irriverente. Il teschio di diamanti è così non solo amuleto, ma anche un memento mori, perenne monito del drammatico destino umano. Dell’opera originale è stata creata una versione serigrafica con tiratura limitata e firma originale dell’artista.
Un altro cavallo di battaglia di Hirst sono i cosiddetti flowers e i lepidotteri vivi utilizzati per creare disegni di fiori come nel quadro In and Out of Love. Fra le opere più raffinate ed esclusive di Hirst ricordiamo Ti amo, una straordinaria farfalla racchiusa all’interno di in un cuore, splendida nell’accostamento del brillante color fuxia alle sfumature dell’oro, ricreando un perfetto equilibrio tra libertà e staticità. L’esclusiva opera è disponibile in serigrafia a tiratura limitatissima, in soli 14 esemplari al mondo.

Le farfalle sono una sorta di “marchio di fabbrica” dell’artista, che già in passato aveva realizzato una tela interamente ricoperta delle loro ali; gli animali morti peraltro non sono una novità nel lavoro dell’influente artista, che nel 1995 ha vinto il Turner prize grazie a un’opera composta da una mucca e un vitello tagliati a metà, esposti in vasche di vetro piene di formaldeide.
Dal 1987, oltre 80 mostre personali di Damien Hirst hanno avuto luogo in tutto il mondo e il suo lavoro è stato incluso in oltre 260 mostre collettive. Il suo contributo all’arte britannica degli ultimi 25 anni è stato celebrato nel 2012 con una grande retrospettiva alla Tate Modern di Londra. (Nathalie Anne Dodd)