IL SENTIERO DEI GIGANTI – IL PERCORSO CHE FA RIVIVERE LA STORIA

Chissà se queste creature leggendarie rimaste impresse nel nostro immaginario sono realmente esistite.

I giganti sono alcune delle figure straordinarie rappresentate in numerosi racconti, tramandati di generazione attraverso la tradizione orale e scritta. Anche la Sardegna ne ha uno. Il mito sostiene, infatti, che un tempo i giganti vivessero sull’isola e, a dimostrarlo, secondo la leggenda, sono delle grosse ossa ritrovate nelle tombe nel corso dei secoli. Non si spiegherebbero altrimenti le dimensioni delle strutture che Arzachena conserva come dei tesori inestimabili. Alcuni pensano persino che quelli non siano altro che la dimostrazione dell’esistenza della civiltà avanzata di Atlantide, quel continente decantato negli scritti di Platone e sprofondata negli abissi del mare. L’immaginazione non ha confini (di quelle ossa non c’e traccia) ma la storia, oltre ad aver lasciato all’umanità un patrimonio di grande valore, ha deciso di prendere in prestito alcuni di questi racconti per dare un’identità precisa alle scoperte che sono emerse nel tempo.

Il giusto equilibrio tra mito e realtà è ben raffigurato dal cosiddetto sentiero dei giganti. È un piccolo percorso che riporta indietro di centinaia di anni chi decide di introdursi al suo interno allo scopo di apprendere l’antica civiltà nuragica. Anche l’occhio ha bisogno di integrare le conoscenze scritte attraverso un’esperienza che aggiunga alle proprie conoscenze delle sensazioni personali che solo quel luogo è capace di trasmettere. La camminata lungo il sentiero serve, infatti, a incanalarsi sin da subito in un ambiente naturale suggestivo e incontaminato, aiutata dalla competenza delle guide che cercano di spiegare le tradizioni della civiltà nuragica che ha abitato la valle di Capichera.
In quella zona sono presenti due immensi monumenti. Il primo è il complesso nuragico de La Prisgiona, che quest’anno ha avuto come visitatore d’eccezione uno dei più celebri divulgatori scientifici italiani, Piero Angela, essendo stato tra gli ospiti d’eccezione del Premio Letterario Costa Smeralda.

La struttura, circondata da oltre 90 capanne, risale all’età del bronzo, tra il XIV e il IX secolo a.C., ed è formata da un nuraghe che in Gallura è difficile da trovare. All’interno della struttura, costituita da un mastio (la torre centrale) e almeno due torri laterali protette da un bastione, è presente una camera interna che dal punto di vista architettonico è coperta da una pseudo cupola sostenuta dalla sola forza di gravità, raggiungendo 7 metri di altezza. Perfetto per dei colossi di buona statura. Della stessa misura è il pozzo situato nel cortile, dove gli archeologi hanno trovato dei reperti storici che non hanno subìto l’avanzare del tempo. Leggermente più bassa è l’architrave, che dà il benvenuto agli uomini al mastio, che tocca invece i 3,2 metri. La seconda è infine la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu, formata da una camera funeraria che si avvicina complessivamente ai 30 metri di lunghezza e ai 3 di altezza, e appartenente anch’essa all’età del bronzo, eretta tra il 3300 e il 700 a. C. (Riccardo Lo Re)