Joker – che lo show abbia inizio

Joker, il film di Todd Phillips vincitore del Leone d’Oro a Venezia, esce nelle sale a partire dal 3 ottobre. E le polemiche non mancano.

Io sono qui! Affermazione, titolo di un mockumentary, nonché la condizione esistenziale del protagonista del film vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Joaquin Phoenix, come mostrato in quel falso documentario straordinario del 2010 I’m Still Here diretto da Casey Affleck, aveva deciso di abbandonare la professione di attore abbracciando la carriera musicale, registrando per giunta un album rap. Nonostante i limiti artistici e generazionali evidenti a chiunque si trovasse davanti allo schermo, la temerarietà di Joaquin non è mai mancata, così come lo shock del pubblico dopo aver letto quell’incredibile notizia dell’uscita di scena di Phoenix dal mondo del cinema. Per questo, dopo il bellissimo esperimento che portò per la prima volta il più piccolo degli Affleck dietro la macchina da presa, il vizio di traumatizzare lo spettatore ha portato l’attore ad accettare un’altra grande sfida, quella di Todd Phillips.

Il Joker è stato sin dall’annuncio una scommessa difficile. Il paragone inevitabile con il passato è stato uno degli scogli più complessi da arginare, soprattutto se questo ha il nome scomodo di Heath Ledger. L’interpretazione eccellente del personaggio DC Comics ne Il Cavaliere Oscuro avrebbe spaventato chiunque, tranne loro, due folli come Phoenix e Phillips che sono riusciti (non si è capito come) a convincere Warner Bros. a finanziare un film sulle origini del Joker. Un film per altro totalmente isolato dai meccanismi attuali, che prevedono universi condivisi e intrecciati in produzioni sostanziose e visionarie. Non a caso, il racconto è ambientato verso la fine degli anni ’70, come a volersi distanziare dalle ultime uscite cinematografiche. Oltre al discorso temporale, è l’ambientazione a impattare sulla storia. Gotham è in una condizione di disagio e di anarchia, dovuto in particolare all’assenza di regole e di sostegno da parte delle autorità competenti.

La patologia parte da qui, da una società che ha perso la ragione d’essere e la sua aspirazione. L’unico sogno presente nel film è dentro la mente di Arthur Fleck, che nella veste di pagliaccio di periferia cerca di strappare una risata alla gente di passaggio, che sia per strada o dentro un autobus di linea. Il conflitto emerge subito in relazione al proprio corpo, come quando, in una delle scene iniziali, Arthur cerca forzatamente di sorridere usando le dita delle mani. Il fisico, secco e martoriato, non reagisce. Eppure è solo uno dei tanti problemi che affliggono il protagonista, come quel ghigno che, molto spesso fuori contesto, genera una sghignazzata che non riesce più a fermare.Joker di Todd Phillips ha generato in questi giorni negli Stati Uniti una discussione in merito alla violenza veicolata nelle sale americane. La ferita è ancora aperta da quella strage avvenuta nella città di Aurora durante la proiezione dell’ultimo capitolo della trilogia di Christopher Nolan, ed è comprensibile che i familiari delle vittime pongano un problema politico in merito, ad esempio, della circolazione delle armi negli Stati Uniti.

Joker di Todd Phillips si porterà appresso, purtroppo, il peso dello scandalo, generando un J’accuse da parte di una buona fetta di opinione pubblica americana. Il motivo va rintracciato in questo attaccamento al realismo e ai riferimenti verso alcuni titoli pesanti del cinema di Charlie Chaplin (si pensi alla canzone Smile) e di Martin Scorsese, da Taxi Driver a Re per una notte. Questa lunga lista di omaggi funziona per via delle somiglianze tra i personaggi raccontati e della presenza di un attore come Robert De Niro nel ruolo di un conduttore di un Late Show, un comedian tutto d’un pezzo che è riuscito ad affermarsi per il suo carisma e il suo talento. In più, aspetto da non sottovalutare, Joker è un cinecomic senza eroi all’orizzonte, il ché può portare facilmente a interagire con l’unica figura presentata sullo schermo, in assenza di qualcuno in grado di contrastarla.

Ciò nonostante, demonizzare il film senza conferire il giusto peso al ruolo critico e attivo del pubblico in sala non solo è ingeneroso, ma è irrispettoso rispetto alla complessità e alla qualità di un progetto che rimarrà certamente impresso per l’interpretazione sublime di Joaquin Phoenix, che ci porta a scoprire la psiche e il passato di un uomo che non ha fatto altro che prendere schiaffi da chi pensa di essere superiore a lui, e che verrà trascinato verso il basso dal marciume e dalla brutalità di una città che ha perso la bussola e l’identità. Ora che Gotham l’ha forgiato a sua immagine e somiglianza, a quel punto avrà davvero bisogno di un eroe. Nel frattempo, meglio sedersi comodi. Lo show sta per iniziare.

Riccardo Lo Re