LA MENTE E IL FISICO, BINOMIO INDISSOLUBILE

Sport di squadra o singoli, in entrambi l’importante è essere preparati ed allenati. E motivati.

Nell’allenamento psiche e fisco sono elementi importanti. Sia per chi è un professionista, sia per il dilettante sia pure per chi pratica lo sport in maniera non costante o per puro piacere personale. Secondo un recente studio sulla prestazione sportiva, le variabili psicologiche rappresentano aspetti alquanto significativi. Che si aggiungono a quelli fisiologici, in particolar modo negli sport di combattimento come il wrestling dove vale il singolo e non il team. Senza dimenticare un altro elemento importante: le emozioni, in special modo negli sport da combattimento in cui un attacco efficace al corpo dell’avversario risulta tra le azioni principali e inconsciamente crea una situazione di stress per la possibilità di subire lesioni e sentire dolore. E proprio in questo tipo di competizioni e allenamenti è molto importante avere un eccellente controllo mentale, come avviene nelle arti marziali, per esempio, dove sono richieste reazioni forti, immediate e rapide tatticamente corrette, oltre che a una grande precisione e immaginazione.

Non per nulla questi allenamenti, che derivano in alcuni casi da discipline usate dai militari, come i samurai, preparano al combattimento corpo a corpo e, contemporaneamente, insegnano on solo a “economizzare” lo sforzo e risultare vincitori con il minor dispendio di energie, ma anche a rivelare la vera essenza del praticante, la sua più profonda natura umana, sia negli aspetti positivi sia in quelli negativi fra cui l’ansia, l’aggressività, lo spirito di vanità, l’orgoglio, l’abilità e l’interdipendenza.
La stessa filosofia è riscontrabile in alcuni sport singoli. L’ultra running permette ai corridori di imporsi obiettivi diversi, più o meno estremi e difficili da raggiungere, cercando sempre nuove sfide da affrontare e limiti da superare. È un continuo mettersi ala prova per alzare ogni volta l’asticella sempre più in alto. Differente, invece, la maratona, dove la distanza è conosciuta e stabilita fin dalla partenza e dove lo scopo è gestire al meglio le proprie capacità. Per gli sporti di squadra, la competitività e la fiducia in sé stessi sono elementi importanti, gli atleti risultano essere più estroversi, con un ragionamento astratto più elevato e una più alta fiducia in sé stessi rispetto ai non atleti e agli atleti praticanti sport individuali e una maggiore obiettività e meno ansia rispetto ai non atleti. Questo, complessivamente, però, potrebbe creare un duplice risvolto problematico sotto il profilo del rendimento, se da un lato, infatti, si ha un netto miglioramento della prestazione di gara dall’altro, se non gestita correttamente, si avrà un peggioramento significativo del livello agonistico a causa dell’ansia da prestazione che potrebbe generare disorganizzazione nell’ intraprendere alcune azioni di gioco. L’ansia, infatti, può nascere in due situazioni distinte ma contigue: pre e durante la gara e viene divisa in conoscitiva e somatica. La prima può insorgere diversi giorni prima della competizione e porta irritabilità e preoccupazione manifestandosi in difficoltà nella concentrazione e nell’attenzione. La somatica, invece, è presente nella fase antecedente alla competizione e fino a pochi secondi dall’inizio, crea tensione nei momenti che precedono la prestazione e aumenta fino a raggiungere il livello ottimale all’inizio della gara per poi diminuire rapidamente, manifestandosi sotto forma di risposte fisiologiche, derivanti dagli stimoli di regolazione autonomici ed è responsabile di una diminuzione della produttività e della concentrazione. Importante sottolineare come durante la gara l’ansia ha un notevole impatto sul fisico, sulla mente e sulla salute degli atleti, compromettendone la capacità di azione e talvolta, inibendo la persona, situazione che tende a tipicizzarsi negli sport da combattimento a causa del timore persistente di fallire, paralizzando il concorrente e riducendo le sue abilità di comando e correzione in merito ad azioni specifiche. Tutto ciò porta, a un affaticamento mentale, stato psico biologico causato anche da mancanza di energia e da una sensazione di stanchezza.

Il risultato è una riduzione dell’attenzione e dei tempi di reazione, un peggioramento nella pianificazione delle attività e modifiche più lente delle prestazioni dopo gli errori. La fatica della decisione, causata dai ripetitivi processi decisionali, a questo punto, esaurisce le capacità cognitive degli individui e le risorse mentali, che a loro volta influenzano le successive decisioni. Un individuo stanco è così portato a prendere decisioni caratterizzate dalla facilità dello sforzo mentale, preferendo soluzioni immediate e non ragionate, piuttosto che quelle derivanti dalla razionalità. Con esiti non positivi. Ecco perché è necessario conoscere i propri limiti e arrivare gradualmente al loro superamento e solo dopo un attento e accurato allenamento in una struttura adatta e sotto il controllo di una trainer professionista.