LA MOSTRA FOTOGRAFICA “DEDALO”

La fotografa stupisce con il suo uso del colore immergendo in un affascinante sfumato impressionistico che conduce nel labirinto da cui nascono i manufatti Sanlorenzo.

Sanlorenzo per l’arte. Prosegue il percorso di Sanlorenzo verso la fotografia contemporanea, alle prese con una realtà complessa come quella dei suoi spazi produttivi.
Questa volta è l’obiettivo della fotografa Veronica Gaido a narrare il cantiere nella mostra “Dedalo”, in esposizione dal 13 maggio al 27 giugno presso le Sale De Maria della Casa dei Tre Oci di Venezia, spazio espositivo divenuto negli anni un punto di riferimento per la fotografia.

Veronica Gaido stupisce con il suo uso del colore immergendoci in un affascinante sfumato impressionistico, che ha voluto chiamare “Dedalo”, perché sa condurci in questo mitico labirinto da cui vengono partoriti i manufatti Sanlorenzo.

I percorsi tra i ponteggi, le sagome degli stabilimenti, i pontili, le gru, tutto trasfigurato, anche grazie al sapiente uso dei droni, ci trasportano in questa onirica dimensione raccontandoci al meglio la complessità del cantiere navale Sanlorenzo. Il visitatore viene trasportato in questa onirica dimensione che sembra viaggiare su un inedito asse Z, al posto dei canonici X e Y, raccontandoci al meglio la complessità del cantiere navale Sanlorenzo. 

“Sono partita a ragionare per il mio nuovo progetto per Sanlorenzo da Dedalo mitico costruttore del labirinto di Creta” spiega Veronica Gaido – “Labirinto ma solo in senso figurato, movimento intrigato di strade e di passaggi ove sia facile perdere l’orientamento ma in senso astratto la capacità di costruire immagini cariche di significato legate alla vita delle cose, alla vita dei luoghi e alla vita degli umani”.

“In ogni opera si riflette un punto di vista laterale – chiosa Gaido – “In questo caso ho usato il labirinto come matrice di pensiero: i luoghi del lavoro li ho guardati con angolazioni impossibili, ho scelto linee che mi riportavano all’interno della complessità della vita e le stesse mi hanno segnalato la via di uscita per arrivare ad esempio a fotografare questi grandi oggetti finiti.
Ho usato le luci del Cantiere come il filo rosso di Arianna prima per entrare nel labirinto e poi per comprendere le vie di uscita. Ogni barca in costruzione mi ricorda La Sapienza antica di Maestri, conoscenze quasi magiche, con un’idea di viaggio e di mistero ed eccoci di nuovo ai labirinti: una volta liberate in mare somiglieranno sempre di più ad esseri umani liberati dalla nascita all’interno del labirinto della vita.”

Una fotografia, quella di Veronica, che ben si rapporta con il nostro tempo densamente liquido, parafrasando il pensiero del filosofo, sociologo Zygmun Bauman, celebre osservatore della post-modernità e delle sue fuggevoli mutazioni. Dinamiche che questa esposizione, anche grazie all’allestimento curato dallo Studio Lissoni in collaborazione con Alpi, Artemide e Bellotti, riesce a farci percepire, mostrandoci la segreta bellezza delle forme e l’iconicità delle strutture industriali del cantiere, intrise di preziose artigianalità, senza necessariamente ricorrere alle ovvie rappresentazioni del prodotto finale.

Un racconto in nuce ancora più calzante per raccontare l’unicità di Sanlorenzo nello scardinare i luoghi comuni sul mondo nautico e farne apprezzare la sua attenzione all’arte e al design contemporaneo.