Westworld – tra parco e realtà

È in onda su Sky Atlantic la terza stagione della serie Westworld, creato da  Jonathan Nolan e Lisa Joy prodotto da HBO

Vi diamo ufficialmente il benvenuto al nostro Westworld. Tutto, a questo punto, può davvero accadere. Chi si sarebbe mai imaginato che un giorno la nostra realtà sarebbe andata a lezione dalla tanto bistrattata “finzione”? Oltre a volerne sottovalutare gli effetti, molti si stupiscono che certi fatti in qualche modo vadano a collidere con gli eventi raccontati da un libro, un film o una serie televisiva. La verità è che attendono solo il momento giusto per manifestarsi. Chiunque leggerà l’articolo proseguirà la sua giornata tra attività lavorative, ludiche e sportive, fino a chiudere gli occhi e ricaricarsi per il giorno seguente. Questo in un ciclo ripetitivo di azioni che si svolgono in uno spazio delimitato da confini, la casa, interconnessa dalla rete (elettrica e telematica) che la mantiene in vita. Straordinario, vero? Lo è, fino a quando tutto questo non sfocia nella monotonia, generando frustrazione, tensione e un desiderio istintivo di uscire. È la nostra consapevolezza di aver vissuto diverse esperienze e interagito con l’ambiente esterno (coscienza), a emergere con tutta la sua forza dirompente.

È il tema principale delle due stagioni di Westworld, la serie serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy e prodotta da HBO. Un mondo creato ad hoc per abbandonare le proprie vesti abitudinarie e liberarsi dei freni inibitori. In Westworld puoi essere chiunque voglia, dal cowboy solitario al samurai più risoluto.

Gli ospiti (così vengono definiti gli umani) andranno poi a relazionarsi con i singoli residenti, degli androidi capaci di riprodurre fedelmente le nostre azioni. Per farlo, però, devono seguire un canovaccio creato dalla sede centrale del parco, una narrazione principale accompagnata da alcune storie secondarie che possono ovviamente variare. Una volta esaurite, i robot vengono ripristinati e aggiornati alla prossima storia, in un ciclo che potrebbe protrarsi all’infinito; a meno che non compaiano delle problematiche inspiegabili, come una graduale presa di coscienza dei residenti del parco. Westworld è da questo punto di vista una serie davvero equilibrata, capace di intrattenere e di portare il pubblico a pensare durante alcuni episodi davvero significativi. Come quando il dott. Ford (Anthony Hopkins), uno dei precursori di questa giostra milionaria, espone la sua visione della vita in contrasto con quella di Arnold, l’altro creatore di Westword. Secondo la sua concezione, la specie umana, per via della sua natura imperfetta, è destinata a commettere una serie di irrimediabili sbagli. Non si può fare niente di fronte a questa realtà, se non quella di costruirne una dove si può gestire, fino ad azzerare questi errori. Da qui l’idea di un mondo dove le macchine, prive di coscienza, di memoria e di dolore, si esprimono in un loop temporale che muta solo attraverso dei racconti. A questo “universo” di possibilità pressoché infinite viene contrapposta l’idea di Arnold, che vorrebbe che questi robot trovassero la coscienza dentro di sé, assumendo di fatto la caratteristica che più ci rende umani, l’identità. In entrambi i casi c’è in gioco l’evoluzione. Dell’uomo, se si prende la prima strada; della macchina, se si prende la seconda. Westworld per una buona parte degli episodi si sviluppa in questo doppio binario, fino a quando non decide quale percorso intraprendere svelando le sue carte al pubblico.

Non mancano inoltre le occasioni di empatia verso alcuni protagonisti della serie, dalla protagonista Dolores (Evan Rachel Wood), l’Alice (lo ricorda il suo aspetto e le sue vesti) in cerca del suo specchio in grado di riflettere la sua vera personalità, all’Uomo in nero (Ed Harris), con una personalità piena di enigmi da decifrare. Non mancheranno i conflitti interiori che tartasseranno l’animo di Maeve (Thandie Newton), anche se, tra le varie figure, è Bernard (Jeffrey Wright) il personaggio da tenere assolutamente d’occhio. La terza stagione, in programma su Sky Atlantic, sarà in grado di soddisfare le aspettative?

Riccardo Lo Re